Riamissione Honduras?
Giovedì 26 Maggio 2011 15:41
Amministratore
L'Organizzazione degli Stati americani deciderà il prossimo 1 giugno sulla riammissione dell'Honduras tra le sue fila. Per quel giorno è stata infatti indetta l'assemblea generale straordinaria dell'organismo panamericano, con all'ordine del giorno "l'annullamento della sospensione del diritto dell'Honduras a partecipare all'Osa". La decisione è stata approvata dal Consiglio permanente dell'Osa con 31 voti a favore e, assente Santa Lucia, il solo voto contrario dell'Ecuador secondo cui il dibattito è da considerarsi "prematuro".
Perché la decisione riceva il via libera servono i voti favorevoli di due terzi dell’Assemblea, ma gli eventi delle ultime settimane sembrano aver spianato la strada al “sì” definitivo. Alla riunione straordinaria prenderanno parte i ministri degli Esteri di tutti i paesi membri. Il segretario generale dell'Osa, José Miguel Insulza aveva nei giorni scorsi parlato della "speranza" che l'Honduras potesse tornare a far parte dell'organismo, da cui fui sospeso nell'estate del 2009, a seguito dell'azione con cui i militari costrinsero l'ex presidente Manuel Zelaya ad abbandonare il potere e il paese. La possibile fine dell'emergenza si deve alla firma "dell'Accordo di riconciliazione nazionale" firmato domenica da Zelaya e dall'attuale capo di Stato Porfirio Lobo.
L’ACCORDO DI CARTAGENA – Chiave del reintegro di Tegucigalpa è l’intesa raggiunta sul rientro di Zelaya in patria. Alle condizioni che erano state fissate ad inizio aprile in un vertice tra Zelaya e Lobo, presenti il capo di Stato colombiano Juan Manuel Santos e il venezuelano Hugo Chavez: garanzie sul rispetto dei diritti umani nel paese, possibilità che il partito di Zelaya possa tornare a svolgere attività politica, e introduzione del referendum e del plebiscito per convocare una assemblea nazionale costituente. Oltre alla revoca dei processi aperti sul conto di “Mel” Zelaya, già praticamente messa in atto la scorsa settimana.
L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA – L'Assemblea straordinaria si terrà dunque il 1 giugno. Il lavoro diplomatico messo in campo da Colombia e Venezuela ha già strappato diversi assensi, soprattutto fra le capitali più critiche nei confronti dell’azione con cui i militari costrinsero Zelaya a lasciare il potere e il paese. Dopo il placet del Brasile all’accordo, nelle ultime ore anche il ministro degli Esteri argentino Hector Timerman – pur ribadendo la contrarietà “a qualsiasi colpo di Stato nella regione” - ha definito soddisfacente l’intesa, perché “accoglie le richieste delle parti” interessate.
I PAESI GARANTI – La stampa honduregna segnala inoltre che a Tegucigalpa si continua a lavorare perché tutto si possa concludere al meglio, e che il paese possa celebrare la fine della sospensione dall’Osa nel vertice dei capi di Stato e di governo che si terrà il 5 giugno a San Salvador. Ed è per questo che è stata insediata la “Comision de seguimiento” dell’Accordo, cui dovrebbero partecipare esponenti di Colombia e Venezuela – grandi protagonisti dell’intero processo di mediazione – e probabilmente anche di Brasile e Messico.
NICARAGUA, TORNA IL SERENO – La stampa regionale festeggia infine il ritorno del sereno nelle relazioni tra Honduras e Nicaragua. I rapporti si erano raffreddati all’indomani dell’uscita di Zelaya dal paese e il Nicaragua era rimasto l'ultimo paese centroamericano a non riconoscere le elezioni che portarono Lobo alla guida dell'Honduras. Domenica a Managua però lo stesso Lobo e il capo di Stato nicaraguense Daniel Ortega hanno firmato una dichiarazione comune che, salutando l'intesa trovata per il rientro di Zelaya in patria, dava per archiviata la crisi diplomatica.
Perché la decisione riceva il via libera servono i voti favorevoli di due terzi dell’Assemblea, ma gli eventi delle ultime settimane sembrano aver spianato la strada al “sì” definitivo. Alla riunione straordinaria prenderanno parte i ministri degli Esteri di tutti i paesi membri. Il segretario generale dell'Osa, José Miguel Insulza aveva nei giorni scorsi parlato della "speranza" che l'Honduras potesse tornare a far parte dell'organismo, da cui fui sospeso nell'estate del 2009, a seguito dell'azione con cui i militari costrinsero l'ex presidente Manuel Zelaya ad abbandonare il potere e il paese. La possibile fine dell'emergenza si deve alla firma "dell'Accordo di riconciliazione nazionale" firmato domenica da Zelaya e dall'attuale capo di Stato Porfirio Lobo.
L’ACCORDO DI CARTAGENA – Chiave del reintegro di Tegucigalpa è l’intesa raggiunta sul rientro di Zelaya in patria. Alle condizioni che erano state fissate ad inizio aprile in un vertice tra Zelaya e Lobo, presenti il capo di Stato colombiano Juan Manuel Santos e il venezuelano Hugo Chavez: garanzie sul rispetto dei diritti umani nel paese, possibilità che il partito di Zelaya possa tornare a svolgere attività politica, e introduzione del referendum e del plebiscito per convocare una assemblea nazionale costituente. Oltre alla revoca dei processi aperti sul conto di “Mel” Zelaya, già praticamente messa in atto la scorsa settimana.
L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA – L'Assemblea straordinaria si terrà dunque il 1 giugno. Il lavoro diplomatico messo in campo da Colombia e Venezuela ha già strappato diversi assensi, soprattutto fra le capitali più critiche nei confronti dell’azione con cui i militari costrinsero Zelaya a lasciare il potere e il paese. Dopo il placet del Brasile all’accordo, nelle ultime ore anche il ministro degli Esteri argentino Hector Timerman – pur ribadendo la contrarietà “a qualsiasi colpo di Stato nella regione” - ha definito soddisfacente l’intesa, perché “accoglie le richieste delle parti” interessate.
I PAESI GARANTI – La stampa honduregna segnala inoltre che a Tegucigalpa si continua a lavorare perché tutto si possa concludere al meglio, e che il paese possa celebrare la fine della sospensione dall’Osa nel vertice dei capi di Stato e di governo che si terrà il 5 giugno a San Salvador. Ed è per questo che è stata insediata la “Comision de seguimiento” dell’Accordo, cui dovrebbero partecipare esponenti di Colombia e Venezuela – grandi protagonisti dell’intero processo di mediazione – e probabilmente anche di Brasile e Messico.
NICARAGUA, TORNA IL SERENO – La stampa regionale festeggia infine il ritorno del sereno nelle relazioni tra Honduras e Nicaragua. I rapporti si erano raffreddati all’indomani dell’uscita di Zelaya dal paese e il Nicaragua era rimasto l'ultimo paese centroamericano a non riconoscere le elezioni che portarono Lobo alla guida dell'Honduras. Domenica a Managua però lo stesso Lobo e il capo di Stato nicaraguense Daniel Ortega hanno firmato una dichiarazione comune che, salutando l'intesa trovata per il rientro di Zelaya in patria, dava per archiviata la crisi diplomatica.
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