Mitologia dei Maya
Giovedì 05 Agosto 2010 00:00
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Gli dei degli antichi Maya
Le divinità maya erano caratterizzate perlopiù da connotati antropomorfi, fitomorfi, zoomorfi e astrali. La figura più importante nel pantheon maya era Itzamná, il dio creatore, signore del fuoco e dei cuori, della morte e della vita naturale; era collegato con le figure del dio Sole, Kinich Ahau, e con la dea Luna, Ixchel, rappresentata come una vecchia invasata. Quattro geni o demoni, detti Bacabs, si riteneva sostenessero il cielo in corrispondenza dei quattro punti cardinali ed erano associati rispettivamente a un colore (est: rosso; nord: bianco; ovest: nero; sud: giallo), a una pianta e a un uccello.Il dio della pioggia si chiamava Chac, e chac erano dette anche le divinità minori che lo aiutavano a creare la pioggia, accompagnate da rane che avevano la funzione di annunciare l'arrivo della stessa. Dio della vegetazione e signore del nutrimento fondamentale dei maya e di altre culture precolombiane era Ah Mun, il giovane dio del mais. Divinità associate alla tenebra e alla morte erano Ah Puch, signore dell'oltretomba, Cizín, dio dei regni infernali e signore dei terremoti, Ixtab, dea dei suicidi, ed Ek Chuah, dio nero della guerra, dei mercanti e dei coltivatori di cacao.
Per influenza della mitologia azteca, anche presso i maya fu importata la figura di Quetzalcoatl, il Serpente piumato, che fu chiamato Kukulcán nello Yucatán e Gucumatz negli altipiani dell'attuale Guatemala.
Cosmogonia e cosmologia dei Maya
Come nei miti cosmogonici propri di altre culture, anche i maya ritenevano che l'universo avesse avuto origine dal silenzio e dalle tenebre primordiali. Fu la parola a dar vita al creato, grazie ai progenitori Gucumatz, Ixpiyacoc e Ixmucané, i quali plasmarono anche il genere umano, per il quale tentarono vari materiali non soddisfacenti, finché poterono ricavare l'uomo ideale dal mais.Secondo i maya, tre cieli, retti da divinità chiamate Oxlahuntiku, erano disposti sopra la Terra, la quale stava poggiata sulla coda di un enorme coccodrillo che nuotava nell'oceano. Altre divinità, chiamate Bolontiku, reggevano i nove mondi sotterranei. Il tempo era considerato una serie di cicli senza principio né fine, interrotti da cataclismi che segnavano il ritorno al caos primordiale: i Libri di Chilam Balam riportano predizioni e profezie riguardanti questi momenti catastrofici, nei quali gli dei inferi si sarebbero sollevati contro gli dei celesti e il firmamento sarebbe crollato sulla Terra, e invasori stranieri avrebbero conquistato le terre dei maya; ma alla catastrofe successiva gli dei avrebbero punito gli invasori, li avrebbero decapitati e, agguantatili per i piedi, li avrebbero usati come pennelli per tinteggiare le proprie dimore con il loro sangue.
L'Estrema dimora dei Maya
Per i defunti esistevano tre possibili destinazioni: gli Inferi posti nel più profondo dei mondi sotterranei, un paradiso situato in uno dei cieli sopra la Terra, e una dimora celeste, che si trova nel più alto dei cieli. Il defunto destinato al mondo sotterraneo viveva una vita oltremondana irta di difficoltà e di continue prove da superare; il paradiso era un luogo ameno dove scorrevano fiumi di latte e di miele e dove si trovava un luogo nel quale i bambini sono costantemente allattati da alberi dalle caratteristiche femminili. La terza dimora era destinata a chi aveva già trascorso un periodo nel mondo infraterreno, ai morti in guerra, alle donne morte di parto. Sui tre mondi regnava il dio Giaguaro, signore della notte stellata, una figura ampiamente diffusa nelle mitologie dell'America e dell'Africa.| < Prec. | Succ. > |
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