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La verità sull'Isola dei famosi PDF Stampa E-mail
Gli italiani erano piazzati dove gli indigeni, un popolo che lotta per sopravvivere, non possono andare per rispetto della fauna. Viaggio sull'atollo della Ventura
L'Isola di quelli che non sono famosi - ma seccati, si
Venderdì di Repubblica - nov. 2006

Cayos Cochinos
Cayos Cochinos
Honduras - CAYOS COCHINOS. Spiagge di sabbia bianca finissima, una vegetazione esuberante, acqua cristallina e coralli: la bellezza dell'arcipelago di Cayos Cochinos, le Isole dei maiali, al largo dalla costa settentrionale honduregna, portato alla ribalta dall'ultima edizione dell'Isola dei famosi è oramai nota a quanti per due mesi hanno seguito le avventure dei naufraghi noti o ex noti. In pochi sanno invece che ad abitare l'arcipelago costituito da due isole maggiori, Cayo Mayor e Cayo Pecheño, e i 13 atolli, sono da oltre duecento anni I Garifuna, discendenti di schiavi africani naufragati intorno alla met�� del Seicento sull'isola caraibica di San Vincente, dove si unirono agli indigeni arakawa e che, solo il secolo scorso, si insediarono sulle Cayos.

A Chachauate ne vivono poco più di 80 in piccole cabañas: tetto di foglie di palma; pareti di sabbia e legno; pavimento di sabbia e un unico ambiente senza energia elettrica, acqua corrente o impianti igienici. Semmai un fornelletto a gas e alcune stoviglie. Mentre nei salotti della tv italiana si discuteva sulla presunta love story tra Sara Tommasi e Luca Calvani o sulla bestemmia di Massimo Ceccherini, i Garifuna — contando, da stanziali, su poche comodità in più rispetto ai naufraghi italiani — lottavano realmente, come sempre, per garantirsi un sostentamento senza ritorno di immagine né di denaro.

Fino a metà ottobre, prima che venisse finalmente accolta la richiesta di smilitarizzare la Fuerza militare di Chachauate, sull'isola c'era anche un'altra presenza: i soldati della marina honduregna — l'atollo fa parte dell'Honduras — divisa mimetica addosso e mitragliatrice al collo. La loro presenza era giustificata con la necessità di frenare il consumo di droghe e di alcolici. «In realtà» sostiene Malaka, un pescatore garifuna, «esaminavano le nostre barche e controllavano il rispetto dei limiti di pesca». Restrizioni vigono infatti dal 1993, quando - dietro le pressioni dell'imprenditore svizzero Stefan Schmidheiny, l'inventore della Swatch, azionista di Ubs e Nestlé nonché erede di Eternit - il governo dichiarò i Cayos riserva naturale protetta.

Dal 2003, oltre a figurare tra i siti Patrimonio dell'umanità dell'Unesco, l'arcipelago è stato designato dal governo Monumento naturale marino, la cui gestione è stata affidata anche ad Avina, società che Schmidheiny fondò nel 1994 dopo aver acquistato Cavo Paloma — la location della recente edizione del reality condotto da Simona Ventura — e una porzione di Cayo Pecheño. Secondo Ofraneh — l'Organizaciòn fraternal negra hondureña, che sin dagli anni 70 sostiene le lotte per la difesa delle terre e dei diritti dei Garifuna — i limiti di pesca imposti dalla fondazione la privatizzazione di porzioni di arcipelago, la precedente presenza dei militari e le ripetute vessazioni hanno lo scopo di spingere molti Garifuna ad abbandonare gli atolli dopo ben 209 anni e lasciarli nelle mani di pochi ricchi. «Noi difendiamo il nostro diritto all'alimentazione e alla sopravvivenza. La pesca è la base dell'alimentazione delle nostre comunità. Per questo chiediamo una revisione del piano di controllo del parco nazionale con la nostra attiva partecipazione» dice Gregorio Martinez di Ofraneh, mentre le due principali dirigenti, Miriam Merenda e Gregoria Flores, si trovano a New York a denunciare agli organismi internazionali le aggressioni di cui sono state vittime.
La presenza su Cayos Paloma di 13 stranieri e di una troupe di centinaia di operatori al seguito nelle isole e nelle coste circostanti ha gettato ulteriori ombre sulla gestione della riserva da parte della Fondazione.

Il Piano di gestione 2003-2009 vieta infatti la pesca e «azioni di disturbo» nei Cayos Timón, Paloma, Arena e Zacate durante il periodo di riproduzione delle tartarughe marine, tra il primo aprile e il 30 maggio e tra il primo luglio e il 30 settembre. «Da anni» osserva Martinez «si vieta ai nativi di recarsi a Cayo Paloma durante il periodo di deposizione delle uova delle tartarughe a rischio d'estinzione, mentre quest'anno si è permesso a una decina di stranieri di viverci e a centinaia d'operatori di lavorare nei dintorni». Durante le riprese del reality, non solo le restrizioni osservate dai locali non sono state applicate agli italiani, ma ai Garifuna ne sono state imposte di nuove, come il divieto di navigazione e di pesca intorno a Cayo Paloma per evitare che la ripresa fortuita di qualche pescatore potesse rovinare l'illusione dell'isolamento.
Ora che il reality è terminato, si spera che a beneficiare dell'inevitabile ritorno di pubblicità non sia solo la Fondazione, che tra l'altro riscuote 10 dollari da ogni persona che entra nell'area protetta senza che un centesimo venga devoluto agli indigeni. Come sempre per poche lempiras, la moneta locale che corrisponde a 0,04 euro, i Garifuna di Chachauate ospiteranno nelle proprie capanne i turisti che, arrivati a bordo delle lance dei pescatori, vorranno vivere un'esperienza alla Robinson Crusoe, seguendo il destino «avventuroso» dei nostri famosi. Ad accoglierli saranno capannelli incuriositi di bambini, pronti a vendere collane di conchiglie o orecchini di corallo, e mama Betty o un'altra delle custodi del focolare di questa società matriarcale e matrilineare.
Anche Chachauate come Cayos Paloma è esplorabile in poco più di cinque minuti: una dozzina di capanne; un bazar di bibite; pan-ni stesi ovunque, persino sulla sabbia; barche a motore o cayucos di legno sul bagnasciuga e colorati contenitori di plastica di cui, sino a qualche anno fa, i Garifuna non conoscevano neppure l'esistenza, tanto da buttarli in acqua convinti che fossero biodegradabili.
Le giornate procederanno lente, sonnecchiando su un'amaca, giocando a carte, ascoltando una radiolina a pile o il ritmo dei tambores, gli strumenti a percussione che accompagnano balli tipici come la punta o lo yankunu, seguendo i pescatori nella loro ricerca di cibo. Nessuna «prova leader» romperà la monotonia, ma non si patirà la fame: le mamas sono abilissime cuoche di pasti a base di freschissimi mariscos y pescados, insaporiti da latte di cocco e accompagnati da riso, salsa e banane fritte. Verso sera il buio inghiottirà ogni cosa e non resterà che addormentarsi cullati dallo sciabordio delle onde.


A settembre scorso, una delegazione di famiglie Garifuna ha organizzato una protesta davanti al palazzo del Congresso nazionale dell'Honduras, a Tegucigalpa

Cos'è l'Isola dei Famosi?

L'isola dei famosi (o dei famosetti) è un "reality show" di Raidue, condotto dalla valletta tatuata Simona Ventura.
Il "format" è l'edizione italiana del programma Celebrity Survivor! Già nel febbraio del 2001 era andato in onda su Italia 1 un format analogo (con un cast di gente comune), Survivor, condotto da Benedetta Corbi, "inviata" del TG5 per l'occasione prestata a Italia 1, con concorrenti non vip, che non aveva avuto il successo sperato.
Nell'isola i 12 concorrenti famosetti "VIP" (la loro notorietà è assai scarsa e spesso limitata al pubblico di fotoromanzi) devono riuscire a sopravvivere in un'isola deserta senza nessuna comodità (devono resistere agli strepiti della valletta Ventura e costruirsi un rifugio, accendere il fuoco, cacciarsi il cibo ecc.). I concorrenti posseggono un kit di sopravvivenza di base (in realtà hanno il medico che in un attimo arriva con il motoscafo, o l'elicottero) che grazie ad alcune prove di sopravvivenza possono arricchire di nuovi oggetti. Ogni settimana si svolgono le "nomination" attraverso cui i concorrenti vengono progressivamente eliminati. In finale rimarranno tre che si contenderanno il premio in denaro.
Le prime tre edizioni sono state ambientate a Santo Domingo, precisamente Samanà. Nella quarta edizione lo spettacolo si è spostato a Cayo Cochinos, in Honduras.