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Cacciato l'ambasciatore dell'Honduras PDF Stampa E-mail
GINEVRA (Reuters) - L'ambasciatore dell'Honduras presso le Nazioni Unite a Ginevra oggi ha detto che gli è stato ordinato di lasciare il Consiglio dell'Onu per i diritti umani dopo che altri Stati latinoamericani hanno accusato il suo Paese di regime "illegale".

Dopo un giorno di confusione che ha ostacolato l'inizio di una sessione di tre settimane del Consiglio composto da 47 nazioni, l'inviato J. Delmer Urbizo ha lasciato la hall dichiarando a voce alta in inglese e spagnolo: "Torneremo!".

La scena si è verificata dopo che Argentina, Brasile, Messico e Cuba hanno insistito perché Delmer Urbizo, ambasciatore a Ginevra da tre anni, non rimanesse a meno che non avesse l'approvazione del presidente deposto dell'Honduras, Manuel Zelaya.

Alex Van Meeuwen, il belga presidente del Consiglio per i diritti umani, ha detto all'inviato che non poteva rispondere dal momento che l'Honduras è solo un osservatore nel forum, e che doveva andarsene.

"Mi è stato ordinato di andarmene. Mi hanno messo dietro uomini della sicurezza per essere sicuri che me ne andassi", ha detto ai giornalisti Delmer Urbizo con accanto delle guardie Onu. "Ma torneremo, non preoccupatevi, e queste persone vedranno cos'hanno fatto".

Più tardi Van Meeuwen ha diffuso un comunicato in cui dice di aver saputo nel tardo pomeriggio che il governo di Zelaya aveva scritto una lettera il 20 agosto segnalando che Delmer Urbizo "non rappresenta il presidente costituzionale".

Delmer Urbizo ha detto che lui e altri diplomatici della missione honduregna a Ginevra - dove ha dichiarato il suo sostegno al presidente di fatto dell'Honduras, Roberto Micheletti - torneranno dopo le elezioni in programma a novembre.

Non c'era un'altra delegazione del governo di Zelaya in esilio, ma nessun Paese ha parlato in difesa di Delmer Urbizo.
L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha chiesto ai suoi membri di non riconoscere il governo di Micheletti, che ha preso il potere dopo un colpo di stato militare a giugno. di Robert Evans - Reuters